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Festa della Vendemmia” Rievocazione della Festa di T. Hanbury

7 ottobre h.10:00 - 8 ottobre h.17:00

Sabato 7 e Domenica 8 ottobre 2017

“FESTA DELLA VENDEMMIA”
Rievocazione della Festa di Thomas Hanbury e presentazione dei prodotti tipici della Riviera di Ponente

Sabato 7 ottobre:

10.00 Inaugurazione e presentazione della manifestazione
10.00 – 17.00 Mostra e degustazione dei prodotti tipici e di eccellenza della terra che caratterizzano la Riviera di Ponente.( olive,olio, vino, miele, zafferano di Triora, lavanda,limoni-caviale,cipolla egiziana,piante,…)
10.00 – 17.00 Mostra biografica su Alwin Berger, Curatore dei GBH tra Ottocento e Novecento.
10.00 – 17.00 Mostra fotografica sui Giardini Botanici Hanbury del fotografo Saverio Chiappalone
11.00 Presentazione Libro “Iconographic catalogue of the cactaceae cultivated at the Hanbury botanical gardens, La Mortola (IM), Liguria, NW Italy” di Alessandro Guiggi
11.30 Presentazione Libro “Ricordi di vita – Lebenserinnerungen” di Elise Berger
12.00 Presentazione degli Atti del Convegno “Alwin Berger e gli altri. I segni della cultura germanica nei giardini e nel paesaggio della Riviera. Prima e dopo la Grande Guerra”
16.00 Concerto di canti popolari da tutto il mondo eseguiti dal Coro “Officina Musicale People Around” di Genova

Domenica 8 ottobre:

10.30 “Ventimiglia una terra di eccellenza” presentazione dei prodotti tipici della terra provenienti dal territorio
10.00 – 17.00 Mostra e degustazione dei prodotti tipici e di eccellenza della terra che caratterizzano la Riviera di Ponente – (olive, olio, vino, miele, zafferano di Triora, lavanda,limoni-caviale,cipolla egiziana,piante,…)
. 10.00 – 17.00 Mostra biografica su Alwin Berger, Curatore dei GBH tra Ottocento e Novecento.
10.00 – 17.00 Mostra fotografica sui Giardini Botanici Hanbury del fotografo Saverio Chiappalone
10.00-12.00 e 14.00 –17.00 Rievocazione della “Festa della Vendemmia” in collaborazione con il Liceo Scientifico Aprosio di Ventimiglia.- Rievocazione storica della vita di famiglia a Palazzo.
10.30 ONAV – Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino “Degustazione guidata di uve fresche da vino” – presentazione e degustazione (max 30 persone su prenotazione – tel. 0184 229507)
11.30 ONAV – Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino “Eccellenze di vini del territorio” – presentazione e degustazione (max 30 persone su prenotazione, a pagamento: 5 euro, tel. 0184 229507 )
15.30 Presentazione del libro fotografico “A walk around my Garden” del fotografo Saverio Chiappalone.
16.00 ONAV – Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino “Eccellenze di vini del territorio” – presentazione e degustazione (max 30 persone su prenotazione, a pagamento: 5 euro, tel. 0184 229507 )

ASSOCIAZIONE TARTUFAI & TARTUFICOLTORI LIGURI
L’Associazione sarà presente ed alcuni dei suoi membri faranno una dimostrazione di come si svolge l’attività di ricerca e raccolta dei tartufi con i cani appositamente addestrati e presenti per l’occasione.

L’Associazione Tartufai & Tartuficoltori Liguri, costituita nel 1985 e riconosciuta dalla Regione Liguria, annovera attualmente oltre 150 soci provenienti e attivi su tutto il territorio regionale. È socio fondatore della Federazione Nazionale delle Associazioni Tartufai (FNATI) e ha propri rappresentanti in seno al Gruppo Europeo Tuber (GET). Il primo scopo istituzionale è la difesa e valorizzazione del tartufo ligure. Questo pregiato frutto della terra, stimato e ricercato dai buongustai di tutto il mondo era, fino a metà degli anni ottanta, misconosciuto nella regione e solo pochi erano a conoscenza della sua esistenza.
Dal 1993 l’Associazione collabora attivamente con gli enti locali all’organizzazione della Festa Nazionale del Tartufo; articolata in più giorni, la manifestazione si svolge a Millesimo e richiama visitatori da tutta Italia, rappresentando un’importante occasione per la promozione del territorio e dei prodotti tipici regionali.
Pubblica annualmente la rivista “TRIFURE”, sulle cui pagine vengono affrontate le tematiche più importanti legate al variegato mondo del tartufo (economia, legislazione, ambiente, ecologia, tecniche agronomiche). L’Associazione organizza e gestisce campagne di pulizia e recupero delle tartufaie inselvatichite e degradate, con la messa a dimora di piantine micorizzate autoctone provenienti dai vivai specializzati.

PANE DI TRIORA
Il pane di Triora è un prodotto di panetteria tradizionale riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (P.A.T.) italiano. Viene prodotto in Liguria, nel comune di Triora – Valle Argentina.
Il Panificio Asplanato Angiolino di Triora sarà presente con il “Pane di Triora” e altri prodotti da forno…
Dotato di un’eccezionale conservabilità, il Pane di Triora è un tipico pane di “montagna” dalla forma tonda e larga, croccante fuori e morbido dentro.
Nel secondo dopoguerra,rifacendosi ad antiche ricette tramandate oralmente, Angiolino, panettiere del paese, decise di avviare nuovamente la produzione di una pagnotta che potesse durare diversi giorni. A quel tempo, erano ancora diversi i campi di grano coltivati in alta Valle Argentina e la panificazione avveniva utilizzando proprio il grano locale. Inizialmente, venne soddisfatto il fabbisogno di un paese di montagna che, negli anni ’50, contava ancora più di un migliaio di abitanti quindi, grazie all’interessamento di alcuni negozianti di Sanremo, venne creata una piccola rete di distribuzione, usufruendo dell’autobus di linea per il trasporto.
Oggi,nonostante le condizioni di lavoro siano radicalmente cambiate e il grano provenga ormai da mulini piemontesi, gli ingredienti necessari alla panificazione sono gli stessi di allora e, in particolare, si continua ad utilizzare la farina di grano tenero tipo 1.Poco conosciuta dai consumatori e lavorata quasi esclusivamente dal Panificio Asplanato Angolino, la farina di tipo 1 si caratterizza per un alto contenuto di fibre e per una maggiore presenza di vitamine e sali minerali rispetto alle farine raffinate. Rispetto ad una farina comune, come la 00, la farina tipo 1 contiene più minerali, è meno calorica e può aiutare sia a diminuire il colesterolo che a mantenere una corretta funzionalità intestinale.
Oltre alla farina tipo 1, che contribuisce a rendere dorato il colore della pagnotta, il Pane di Triora viene preparato con lievito di birra, sale, uno spolvero di crusca su cui viene adagiato il pane prima della cottura e l’immancabile acqua che sorge non molto lontano dal Paese delle Streghe.
Oggi, il Pane di Triora si trova in forme da 1 kg e 0,5 kg e lo si può acquistare direttamente al panificio (Corso Italia 37, Triora) o nei numerosi punti vendita sparsi nelle principali località della Riviera Ligure e dell’entroterra.
Il Panificio Asplanato Angiolino produce altri gustosi prodotti come i grissini (preparati sempre con farina di tipo 1), i biscotti all’anice con olio extravergine di oliva, le bruschette all’origano e le fette biscottate.

PRESIDI SLOWFOOD
La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus è stata fondata da Slow Food Internazionale e da Slow Food Italia ed è l’organismo operativo per la tutela della biodiversità alimentare.
Nata a Firenze nel 2003 con il contributo della Regione Toscana, coordina e promuove i progetti di Slow Food a tutela della biodiversità alimentare in tutto il mondo: Presìdi, Arca del Gusto, orti in Africa, Alleanza Slow Food dei cuochi e Mercati della Terra.
I progetti della Fondazione Slow Food sono strumenti per promuovere un modello di agricoltura, basato sulla biodiversità locale, sul rispetto del territorio e della cultura locale.
Avremo il piacere di ospitare alcuni dei Presidi SlowFood della regione Liguria ed in particolare:

ACQUA DI FIORI DI ARANCIO AMARO

Vallebona è una di quelle piccole e strette valli liguri che partendo dal mare si inerpicano verso le montagne, con una strada tortuosa che percorre il fondovalle e le pareti delle colline ricoperte di terrazzamenti in pietra a secco. Fino a pochi decenni fa queste terrazze erano coltivate a aranceti – in particolare alberi di arancio amaro – ma anche ad erbe aromatiche (lavanda, timo, rosmarino, ma anche rose). A Vallebona la famiglia Guglielmi aveva una distilleria, aperta nel 1856 e chiusa all’inizio degli anni ’60. Nel 2004 un giovane erede della famiglia Guglielmi, Pietro, ha deciso di riaprire la storica distilleria e riproporre l’acqua di fiori di arancio amaro insieme ad altri oli ed essenze. Ha deciso di riprendere anche la coltivazione, iniziando da subito a reimpiantare sui terreni gli aranci amari ed è riuscito a crescere in pochi anni oltre 150 piante che stanno entrando ora in piena produzione. La distillazione non avviene più in alambicchi di rame, come in passato, ma viene fatta in corrente di vapore. Non c’è più quindi il contatto diretto del fiore con l’acqua bollente, ma il procedimento è più delicato: si fa entrare il vapore alla base del recipiente di estrazione e scorrere verso l’alto attraversando la massa dei fiori, fino ad arrivare ad un condotto che lo incanala nel vaso fiorentino dove avviene la distillazione vera e propria. Nel vaso fiorentino, uno speciale alambicco in vetro, l’acqua di fiori sale verso l’alto e si separa dall’olio essenziale che si deposita alla base del vaso. L’olio, conosciuto come nerolì, è preziosissimo nella cosmesi: occorre una tonnellata di fiori per estrarne un solo chilogrammo. Di acqua di fiori solitamente se ne ottengono circa due litri ogni chilogrammo di fiori distillato. La gente del posto usa ancora l’acqua di fiori d’arancio, in casa, per la preparazione delle bugie e anche qualche pasticceria della zona la usa per aromatizzare alcuni dolcetti.

ALBICOCCA DI VALLEGGIA

La Valleggia è inconfondibile: la si riconosce grazie alla buccia sottile, di un delicato colore arancio, picchiettato da puntini color mattone. Valleggia è anche il nome della località di massima produzione, sita nel comune di Quiliano, in provincia di Savona. E’ di piccola dimensione ma il suo aroma e il suo sapore sono molto più intensi delle altre varietà sul mercato. La raccolta si concentra in tre settimane tra fine giugno e luglio, e in questo momento incontra facilmente la concorrenza di altre varietà provenienti dall’estero e dal sud Italia. La sua storia va fatta risalire lontano nel tempo: la Valleggia era presente sulla costa savonese già dalla fine dell’800, raggiungendo il momento di massima espansione negli anni ’50-’60 quando i frutteti si estendevano per centinaia di ettari, da Loano a Varazze. La produzione di albicocca di Valleggia è concentrata oggi nella fascia costiera fino a 300 metri sul livello del mare, da Albissola a Vado Ligure, negli altri comuni dell’area storica tra Loano e Varazze si trovano solo alcuni sporadici frutteti. I produttori sono per lo più piccole aziende che raccolgono e selezionano i frutti migliori ancora a mano. Due cooperative riuniscono una trentina di produttori del Presidio, garantiscono il rispetto di un disciplinare di coltivazione severo e selezionano i frutti migliori che sono commercializzati con il marchio di qualità “Albicocca di Valleggia”. Non essendo stagione di raccolta verrà proposta la confettura di albicocca di Valleggia ed alcune piante in vaso.

CARCIOFO DI PERINALDO

Perinaldo è un piccolo borgo che chiude la vallata del Crosia, all’estremità occidentale della Liguria. Una valle ricca di uliveti, la cui coltivazione è già citata in documenti del XII secolo e dove, pare, i frati minori di San Francesco innestarono i primi ulivi di taggiasca. Meno nota però è la produzione di un eccellente carciofo, importato due secoli addietro dalla vicina Provenza e acclimatatosi egregiamente in questa zona. Si tratta del “violet” francese introdotto, secondo la leggenda, dallo stesso Napoleone Bonaparte. Pare che durante la Campagna d’Italia del 1796, dopo una sosta presso una nobile famiglia di Perinaldo, appreso che in zona non si conoscevano gli ottimi carciofi violetti coltivati nella vicina Provenza, Napoleone abbia fatto dono successivamente di alcuni piantine ai Perinaldesi. Da quel momento in poi gli abitanti del piccolo comune lo diffusero negli orti locali. Il carciofo di Perinaldo, che è coltivato solo qui e in Provenza, tra i 400 e i 600 metri sul livello del mare, è senza spine, tenero e non ha barbe all’interno. Necessita di un buon drenaggio e non a caso lo si trova spesso ai bordi dei muretti a secco. Resiste alle temperature rigide, sopporta bene la siccità e non ha bisogno di trattamenti chimici, quasi come un ortaggio selvatico. Si raccoglie da maggio a giugno. Si consuma crudo, in insalata oppure cotto in accompagnamento a carni o selvaggina. Le ricette tradizionali di Perinaldo lo vedono protagonista di frittatine, al forno con parmigiano e funghi, o in semplici frittelle con aglio e prezzemolo. Alcuni piccoli coltivatori locali, riuniti in un consorzio, lo producono in piccole quantità (circa 55/60 mila capolini ogni anno) e lo trasformano, in parte, in sottoli eccellenti. I germogli del carciofo sono infatti conservati in olio extravergine di taggiasca prodotto dalle aziende olivicole locali e alcuni dei coltivatori sono anche produttori di olio. Un disciplinare di produzione ne regola le modalità di coltivazione e ne garantisce la tracciabilità. La seconda domenica di maggio si svolge a Perinaldo la “Rassegna gastronomica del carciofo di Perinaldo e dell’olio extravergine di oliva taggiasca”: nelle vie del paese si tiene un mercatino del prodotto fresco e in questa occasione è possibile degustarlo cucinato nelle ricette tradizionali locali.

CHINOTTO DI SAVONA

Un tempo in molti caffè italiani e francesi, sul banco di vendita, si poteva trovare un vaso dotato di un cucchiaino di maiolica pieno di piccoli agrumi verdi immersi nel Maraschino: erano chinotti di Savona, famosi e unici per qualità, aroma e ottimi come digestivo. La pianta, sempreverde, è alta poco più di un metro e mezzo, ma sviluppa sui pochi rami un’incredibile quantità di frutti e di fiori. Nel periodo del raccolto, tra settembre e novembre, è possibile scorgere tra le foglie grappoli di chinotti, di piccole dimensioni e dal colore verde brillante che, col tempo, vira all’arancio. Il profumo che sprigionano è intenso e caratteristico, segno di una eccezionale serbevolezza, che ne consente la conservazione per periodi molto lunghi. Si coltiva solo nel territorio rivierasco da Varazze a Finale, ma è una pianta originaria della Cina. Intorno al 1500, un navigatore savonese la trapiantò sulla costa ligure e qui trovò un ambiente ideale che, nel tempo, ne avrebbe migliorato le qualità organolettiche. Il primo laboratorio di canditura in Liguria risale al 1877, quando la Silvestre-Allemand si trasferisce a Savona dalla città di Apt, nel sud-est della Francia, dove era attiva già dal 1780. I motivi di questo trasferimento in Italia furono certamente economici, ma anche legati alla maggiore ricchezza e varietà di coltivazioni di frutta sul territorio ligure. Verso la fine del 1800 a Savona fu fondata la “Società Cooperativa dei chinotti” che, sull’esempio delle Camere Agrumarie del sud Italia, provvedeva sia alla coltivazione che alla trasformazione e alla vendita dei frutti. Il periodo di più intensa attività dell’industria dei frutti canditi è quello a cavallo tra il XIX e il XX secolo.La fortuna di questo prodotto continuò fino agli anni Venti, quando politiche economiche poco lungimiranti e un insolito succedersi di gelate invernali segnarono l’inizio della crisi. Solo poche pasticcerie candiscono ancora i chinotti di Savona: questi agrumi si possono consumare infatti esclusivamente canditi – freschi sono troppo amarognoli – oppure sotto sciroppo. La lavorazione comincia con un’immersione in salamoia – un tempo si utilizzava l’acqua di mare – che si prolunga per tre settimane circa. Gli agrumi, quindi, sono torniti a mano per togliere un sottile strato di buccia contenente gli estratti e gli aromi più amari, e rimessi poi in salamoia. Dopo questi passaggi i chinotti sono pronti per essere conciati con bolliture successive in sciroppi dolci a concentrazione crescente e infine posti in liquore, preferibilmente Maraschino, oppure canditi.La procedura di lavorazione molto lunga e laboriosa, le minime quantità ormai disponibili di agrumi locali e una remunerazione finale non adeguata hanno causato l’abbandono di questa produzione. L’obiettivo del Presidio è il recupero della coltivazione e il rilancio della canditura: un disciplinare rigoroso prevede l’utilizzo di materie prime di alta qualità e l’impiego di chinotti coltivati in loco. Hanno aderito al progetto coloro che avevano ancora piante di chinotto nei loro giardini e appezzamenti, con l’intento di valorizzare nuovamente queste coltivazioni ma anche di recuperare terreni per nuove piante di chinotto autentico savonese.

FAGIOLI DI PIGNA

I loro antenati sono giunti in Liguria nel XVII secolo dalla Spagna passando per la Provenza e hanno trovato, nella valle della Nervia, nella valle di Oneglia e nella valle Argentina, un habitat ideale. Qui, sui terrazzamenti a secco dell’entroterra imperiese, la selezione naturale ha prodotto tre diverse tipologie di fagioli coltivati in altrettanti piccoli comuni: Badalucco, Conio e Pigna. Le aree più vocate, lo sanno bene gli anziani, sono nei punti più alti, dove i terreni sono sciolti, ben drenati, e l’acqua, elemento principe, è quella sorgiva, calcarea, ricca di sali minerali. La semina, a filare, è un’occupazione del mese di giugno, per la raccolta si deve aspettare fino a settembre quando il legume è secco. Reniforme e un pochino più grosso (siamo nell’ordine dei 12, 13 millimetri) il legume di Conio, ovoidali e più piccoli gli altri due, particolarmente quello di Pigna. A Badalucco i fagioli sono chiamati rundin. Ottimi secchi, sono molto buoni anche i freschi nella cucina invernale. Il modo migliore per gustarli è lessi, conditi con un filo d’olio di oliva extravergine. La preparazione richiede tempi lenti: il procedimento canonico prevede l’ammollo per una notte. Successivamente si lessano in acqua con aglio, alloro, qualche cucchiaiata d’olio e sale alla fine. Il grado di cottura è quello giusto quando i semi sono morbidi ma rimangono consistenti e non si disfano. L’uso gastronomico tradizionale prevede diverse preparazioni, ogni paese ha un piatto tipico: a Pigna il piatto simbolo è la capra e fagioli, a Conio lo “Zemin”(zuppa di fagioli, verdura e carne), a Badalucco i “Friscioi” (Frittelle). Da qualche anno i produttori del fagiolo di Badalucco, Conio e Pigna, hanno confezionato i fagioli in sacchetti di iuta con marchio di riconoscimento. Solo i fagioli in quel sacchetto e con quel marchio, accompagnati dal logo del Presidio Slow Food, sono garantiti.

Servizio navetta gratuito da Ventimiglia per La Mortola e ritorno

Ingresso per una giornata: 6 €
Ingresso per le due giornate: 10 €

Details

Start:
7 ottobre h.10:00
End:
8 ottobre h.17:00
Categorie Evento:
,
Website:
https://www.facebook.com/events/114661962533922

Luogo

Giardini botanici Hanbury
Ventimiglia, 18039 Italy

Organizzatore

Giardini Botanici Hanbury